13) Feuerbach. La religione  scissione dell'uomo con se stesso.
Secondo Feuerbach l'uomo e Dio sono considerati l'uno l'opposto
dell'altro, ma questa antitesi  soltanto una scissione interna
all'uomo stesso. Dio  in realt un'opera di oggettivazione
compiuto dalla ragione.
L. Feuerbach, L'essenza del cristianesimo, terzo (vedi manuale
pagine 9-11).
La religione  la scissione dell'uomo con se stesso: egli si pone
di fronte Dio come un essere contrapposto. Dio non  ci che 
l'uomo, l'uomo non  ci che  Dio. Dio  l'essere infinito,
l'uomo  l'essere finito; Dio  perfetto, l'uomo  imperfetto; Dio
 eterno, l'uomo temporale; Dio  onnipotente, l'uomo impotente;
Dio  santo, l'uomo peccatore. Dio e l'uomo sono estremi: Dio  il
polo positivo, la somma di tutte le realt, l'uomo il polo
negativo, la somma di tutte le nullit.
Ma l'uomo ha, nella religione, come oggetto, il suo essere ignoto.
Si deve, quindi, dimostrare che questa antitesi, questa disarmonia
tra Dio e l'uomo, onde trae origine la religione,  una disarmonia
dell'uomo con il suo proprio essere. L'intima necessit di questa
dimostrazione scaturisce gi dal fatto che, se realmente l'essere
divino, che  l'oggetto della religione, fosse qualcosa di diverso
dall'essere dell'uomo, non potrebbe verificarsi una scissione, una
disarmonia. Se realmente Dio  un altro essere, che cosa mi
importa della sua perfezione? Scissione c' solo tra esseri che
sono in discordia l'uno con l'altro, ma devono essere un solo
essere, possono esserlo e, di conseguenza, essenzialmente,
veramente, sono un solo essere. Deve, quindi, gi da questo
principio generale, risultare che l'essere, dal quale l'uomo si
sente scisso,  un essere a lui innato, ma contemporaneamente un
essere di natura diversa, come l'essere o il potere che gli d il
sentimento, la coscienza della conciliazione, dell'unit con Dio
o, ci che fa tutt'uno, con se stesso.
Questo essere non  nient'altro che l'intelligenza, la ragione o
l'intelletto. Dio, concepito come l'estremo opposto dell'uomo, non
come un essere umano, cio personalmente umano,  l'essere
oggettivato dell'intelletto. L'essere divino, puro, perfetto,
privo di difetti  l'autocoscienza dell'intelletto, la coscienza,
dell'intelletto, della propria perfezione. L'intelletto non
conosce le sofferenze del cuore: non ha desideri, passioni,
bisogni e, proprio per questo, nessuna deficienza o debolezza,
come il cuore.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagina 949.
